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Scritto da irene decorte
Summer Festival
17 Luglio 2023

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Il grande jazz conquista piazza Napoleone: in due ore di pura musica Pat Metheny, vincitore di 20 Grammy, ha portato al Summer Festival qualcosa di completamente diverso da quello cui i lucchesi sono abituati, dimostrando che la musica non ha bisogno di grandi effetti speciali e neppure di parole, se le note da sole sono abbastanza eloquenti.

Poco prima dell'inizio del concerto, un annuncio: è desiderio dei musicisti che gli spettatori usino quanto meno possibile i cellulari per fare foto e video e per messaggiare, dunque si chiede che siano spenti. Lo stesso proposito era quello del concerto di Bob Dylan, tenutosi lo scorso 6 luglio, nonostante questa volta sia stato preso un approccio molto diverso, confidando semplicemente nel buon comportamento dei presenti. Fiducia che non è stata malriposta, se è vero che di telefoni in uso se ne sono visti davvero pochi (almeno fino all'ultima canzone, quando il desiderio di avere almeno un video del grande Pat Metheny è stato troppo forte per molti).

Metheny ha dato avvio al concerto impugnando nientemeno che la Pikasso, la celebre chitarra a 42 corde che suona da ormai oltre quarant'anni: qualcosa di ben diverso dalle chitarre che tendiamo a vedere in giro e che farebbe paura a qualsiasi chitarrista da campeggio, ma che sprigiona tutte le sue potenzialità nelle mani di quello che è uno dei più grandi chitarristi jazz di sempre. La accarezza come un uomo potrebbe accarezzare la donna amata, la compagna di vita, traendone una melodia lamentosa, note ora profonde e vibranti, ora brillanti come quelle di un'arpa: con una canzone è riuscito a ipnotizzare il pubblico intero.

Quello che sta portando Pat Metheny in tour in giro per l'America e per l'Europa (comprese altre due tappe in Italia, a Udine il 18 luglio e a Bergamo il 19) è il suo ultimo progetto, dal nome di Side-Eye Trio, i cui altri due membri ha presentato al pubblico lucchese dopo il suo assolo d'apertura: il pianista Chris Fishman e il batterista Joe Dyson, giovani musicisti jazz di già notevole esperienza che Metheny ambisce in questo modo a far conoscere al grande pubblico.

Sotto la notte stellata di Lucca (dove Metheny aveva già suonato nel 1999 e nel 2000, in piazza Anfiteatro), i tre hanno dato mostra di tutta la gamma di potenzialità dei loro strumenti e del jazz stesso: con tre strumenti che da soli facevano un'orchestra, dalla tastiera che risuonava acuta come un flauto alla chitarra che imitava perfettamente una tromba, hanno fatto vivere al pubblico note di classicità e di rock, momenti di frenesia e di malinconica serenità, cui il pubblico rispondeva immancabilmente in maniera discretamente partecipe, applaudendo sempre ai momenti giusti e senza mai permettersi di disturbare l'arte creativa dei tre musicisti.

La secchezza della batteria che dava il ritmo, la fluidità della tastiera che legava tutto insieme e l'agilità della chitarra che si ergeva come voce solista di questa sinfonia: queste le tre attrici di una serata che ha insegnato che la magia del jazz è la capacità di stare insieme individualmente. Molti sono stati i momenti in cui sembrava che i tre musicisti andassero ciascuno per la propria strada, seguendo nient'altro se non il proprio istinto; eppure, quello che creavano assieme era di un'armonia perfetta, di un'intesa innegabile. E lo stesso vale per il pubblico, formato di persone che pur facendo ciascuno esperienza profondamente personale della musica suonata vivevano collettivamente nel loro amore per quella stessa musica.

Amore che Pat Metheny ha mostrato chiaramente di sentire nei larghi sorrisi che rivolgeva al pubblico tra una canzone e l'altra e che, se anche non l'avesse chiaramente compreso, il pubblico lucchese ha ribadito con le ben due standing ovation che gli ha riservato alla fine della serata. "Grazie a te, Pat", risponde un appassionato quando Pat Metheny ringrazia il pubblico; e c'è davvero da ringraziarlo per aver portato una serata tanto unica e magica al Lucca Summer Festival.

Foto di Cinzia Guidetti

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