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Scritto da paolo giulietti
Cronaca
18 Settembre 2023

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Cari amici e care amiche,

si torna a scuola dopo un’estate in cui si è molto parlato e scritto di episodi o situazioni di violenza e degrado che hanno visto come protagonisti ragazzi e adolescenti. Assai di meno si è parlato delle esperienze positive che tanti bambini, ragazzi e adolescenti hanno vissuto nei mesi di vacanza e che hanno fatto nascere amicizie, offerto la possibilità di conoscere cose nuove, aperto il cuore a ideali e speranze. Ricordo la Giornata Mondiale della Gioventù a Lisbona, cui ho partecipato con 200 giovani della nostra Diocesi: un grande evento senza risse, episodi di intolleranza, degrado ambientale o sfregi degli spazi pubblici, del quale pochissimo si è detto e scritto sui media.

Purtroppo è quasi sempre così: le nuove generazioni fanno notizia quando sono protagoniste di episodi negativi, come soggetti o come vittime. Questo fa nascere in noi adulti una preoccupazione ansiosa che non fa bene all’educazione, che ha invece bisogno di scorgere il bene e di investire su di esso con grande fiducia.


La scuola non può certamente chiudere gli occhi sui problemi degli studenti, aiutandoli a superarli con l’aiuto delle famiglie, delle istituzioni e delle altre agenzie educative.

Punire non è mai una soluzione, anche se chi sbaglia deve essere messo davanti alle proprie responsabilità e indotto al pentimento e alla riparazione; occorre piuttosto proporre ideali e valori che indirizzino pensieri ed energie verso cose buone e autentiche.

Non basta insistere sulla conoscenza e il rispetto delle regole, siano quelle interne alla scuola o le leggi dello Stato, perché la norma non è mai un fine, quanto uno strumento per raggiungere o difendere un bene. Se non si riconosce e apprezza l’obiettivo della regola, la si osserva a fatica, soprattutto qualora essa richieda di sacrificare i propri interessi o i propri desideri.

Nemmeno far capire il senso delle norme è sufficiente, perché i giovani chiedono dagli adulti – giustamente – che essi testimonino con la loro vita che le finalità cui le regole tendono sono davvero autentiche e buone, e che valgono assai di più del soddisfacimento di qualche bisogno individuale.

In questo compito educativo, didattico e testimoniale ad un tempo, la scuola non può essere lasciata sola: è necessaria un’ampia cooperazione delle famiglie e del territorio.
All’inizio di quest’anno scolastico, però, vorrei insistere sulla necessità di avere fiducia nelle nuove generazioni, riconoscendo, come diceva don Bosco, che “anche nel giovane più disgraziato c’è qualcosa di buono”, su cui far leva per aiutarlo a crescere nella verità e nel bene. Gli studenti hanno soprattutto bisogno di fiducia, per poter tirare fuori i doni che ciascuno di loro ha ricevuto e affrontare i limiti che ognuno porta con sé. Stimolare il loro protagonismo e la loro responsabilità è l’unica strategia educativa capace di far fiorire le capacità e la personalità degli studenti, ciascuno secondo le proprie capacità, e di generare un ambiente cooperativo e solidale.

Dall’altra parte sta per ciascun giovane la sfida di “meritare fiducia”: le “aperture di credito” degli adulti – docenti e genitori - hanno bisogno di trovare una risposta sincera.

Quando infatti la fiducia viene ricambiata, essa si rafforza e si estende ad altri aspetti della relazione educativa, mentre si approfondiscono i rapporti tra compagni e con gli insegnanti. Quando invece la fiducia è tradita, prendono il suo posto dinamiche di
sospetto, giudizio e repressione che nel tempo rendono la scuola tutt’altro che piacevole.

Solo una scuola fondata sulla fiducia può porre le basi per una società diversa e migliore, in cui le diversità culturali, politiche e religiose si incontrino e compongano mediante un confronto armonico, evitando le vie della contrapposizione violenta e ideologica che tanta devastazione seminano nell’unica famiglia umana.
Alla fiducia verso l’uomo - principio educativo evangelico - si rifanno da sempre le scuole di ispirazione cristiana, che voglio salutare con particolare affetto. Ne conosco le difficoltà gestionali, acuite da un’interpretazione parziale della condizione paritaria, che tale purtroppo non risulta. Ne conosco soprattutto l’opera educativa, portata avanti in armonia con le famiglie e con le realtà del territorio. Voglio ribadire l’impegno mio e della Diocesi per sostenere tali istituzioni, che considero un presidio di libertà educativa e un laboratorio per una scuola sempre più connessa con una più ampia comunità educante.

Auguro infine a tutti un anno ricco di soddisfazioni, in forza di una sempre maggiore fiducia reciproca. Affido tutti e ciascuno all’intercessione dei nostri Patroni e alla protezione dei tanti Santi educatori.

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