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Scritto da aldo grandi
Enogastronomia
08 Dicembre 2023

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Qualcuno di voi la conosce? Si chiama Emanuela Vitale ed è la responsabile di un ristorante speciale, una di quelle chicche che, almeno una volta e, se possibile, anche di più, nella vita, bisogna provare: l'Osteria Guado al Tasso. Lavorava con un ruolo di prestigio al ristorante stellato Bistrot di Forte dei Marmi, ma ad un certo punto le è capitata la possibilità di andare a Bolgheri, terra paradisiaca di vino e di romanticismo. L'hanno chiamata i marchesi Antinori e lei non si è fatta pregare. Una scelta di vita che, sicuramente, se ha arricchito lei di nuova linfa vitale, ha dato lustro e professionalità al locale situato all'interno della tenuta Antinori sulla strada provinciale Bolgherese, immerso tra i vigneti da cui provengono alcune tra le bottiglie più famose d'Italia.

Questa premessa era necessaria perché all'Osteria Guado al Tasso non si va solo e soltanto per mangiare bene. Su questo non ci sono dubbi. Il livello della cucina è ottimo e i prezzi nemmeno esagerati rispetto all'atmosfera che si respira e alla qualità del servizio offerto. All'Osteria si va anche per essere e sentirsi coccolati, importanti, unici nonostante i tavoli ospitino commensali provenienti da tutto il mondo. Lo staff guidato da Emanuela è efficiente ed efficace, gentile e premuroso, sorridente e, perdonateci, ma si tratta di cose tutt'altro che scontate. Poi, magari, ci sarà anche qualche... ombra, ma c'è ben poco da dire: quelle che emergono sono solamente le luci, splendide e accattivanti di un luogo favoloso in tutti i sensi, non solamente in estate, ma, diremmo, ancor più in inverno, al caldo dei saloni enormi arredati come se fossero antichi manieri.

Avete da celebrare una ricorrenza particolare?, un compleanno, un anniversario, una semplice, si fa per dire, serata d'amore? Non esitate perché ogni esitazione, bene o male, prima o poi, si sconta. Afferrate l'attimo e prenotate. Non ve ne pentirete.

Prendete, ad esempio, un compleanno e immaginate di arrivare e trovarvi di fronte a una sorpresa inaspettata: un mazzo di fiori bellissimo per la persona festeggiata, un pensiero gentile e per nulla scontato. Un tavolo a due circondato dal calore di un ambiente inimitabile che sembra essere un elegante rifugio per cacciatori. Dicevamo delle... blandizie, assaggi inaspettati in forme geometriche regolari, ma gustose e appaganti. Una meravigliosa cucina a vista dove si lavora e si ammirano i piatti che escono con puntualità impressionante. Non ci sono, qui, attese logoranti e, comunque, anche l'attesa è parte della serata, diventa quasi piacevole per il tempo che regala di soffermarsi sui particolari.

Niente pasta e nemmeno antipasti. La decisione è presa, il dado è tratto: una bistecca alla fiorentina del peso di un chilo e 500 grammi compare di fronte ai nostri occhi e non ci sono dubbi di sorta. Le bollicine di una Cuvée Royale Franciacorta Marchese Antinori, sublime. Per la bistecca, però, optiamo per un Bruciato 2021 della tenuta Guado al Tasso, proprio la medesima dove si trova l'Osteria omonima. 

Arriva la ciccia deposta su un tagliere in legno che fa tanto da pendant. La carne è tenera come il burro e vi risparmiamo la solita solfa pubblicitaria che la si può tagliare, come il tonno, con un grissino. No, con un grissino non si può tagliare, ma questa bistecca è qualcosa di favoloso e dopo tanti anni, quelli della gioventù, nei quali la scelta vegetariana o quasi ci sembrava di rigore sportivo, oggi non potremmo e non possiamo, non vogliamo, non dobbiamo rinunciare a questa meraviglia. E che la carne sintetica se la mangino i dementi del Pensieri Unico Dominante che albergano negli uffici di Bruxelles. Viva Coldiretti. Contorni semplici, ma squisiti: ceci, patate arrosto, filetti di pomodoro scottati e lievemente marinati. Un surplus.

C'è spazio e c'è anche il tempo, proprio come la bellissima e orecchiabile canzone di Francesco Gabbani. A proposito, pare che sia stato 'rifiutato' ossia escluso dal festival di Sanremo, al pari di Ermal Meta e Albano. E menomale che si tratta del festival della musica melodica. Facevano bene quelli che, negli anni Settanta, per principio a Sanremo non ci andavano mai. 

Tornano alle nostre (dis)avventure enogastronomiche, il déssert, una mousse ai frutti di bosco, sbarca con tanto di candeline ed è uno spettacolo. Pe gli occhi in primis. Emanuela Vitale è una perfetta padrona di casa, un valore aggiunto che ogni locale di prestigio vorrebbe e dovrebbe avere a prescindere. Venire qui e varcare la soglia della tenuta entrando dalla via Bolgherese è una esperienza visiva ed emotiva speciale, andarsene, la speranza di poterci tornare presto. Per chi ama il vino, da visitare anche il wine-shop dove si possono acquistare le bottiglie dei vini Antinori.

Ovvio che cenare a Bolgheri e tornare a Lucca comporta la capacità di poter restare al volante di notte per oltre un'ora senza essere colpiti da quelli che, al contrario, ci attanagliano nel dopo pasto: i colpi di sonno. Così, abbiamo scelto di pernottare alla locanda Menabuoi, che abbiamo scovato su Internet e che è un casolare con annesso ristorante ed enoteca, sulla via Vecchia Aurelia a Donoratico, proprio fronte strada, ma assolutamente tranquilla, pulita, accoglienza perfetta, ampio parcheggio, prezzo assolutamente accettabile. Si tratta di un immobile che fece costruire a metà Ottocento, nel 1845, il consigliere Guido Alberto conte della Gherardesca per il colono del nuovo podere denominato il Campo di Menaboi.

Oltre al bar e al ristorante, calda la sala col caminetto, si mangiano cinghiale, bistecche e pasta fatta in casa, c'è anche una piccola enoteca dove si possono acquistare, a prezzi concorrenziali, le bottiglie delle principali aziende del luogo: non ci siamo lasciati sfuggire una magnum da 1,5 litri di Bolgheri rosso Grattamacco Collemassari e alcune bottiglie da 0,375 litri, non facilmente rintracciabili, di Bruciato 2021 tenuta, appunto, Guado al Tasso Antinori. 

Clima più che mite nonostante dicembre, vento imperioso, ma per nulla fastidioso, peccato solo dover riprendere la via di casa. Grande Giosuè Carducci che questi luoghi amava e ha insegnato ad amare. 

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