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Scritto da aldo grandi
Ce n'è anche per Cecco a cena
18 Marzo 2023

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Se non fosse una cosa stupenda per farci dell'ironia ci sarebbe, realmente, da mettersi le mani, nei capelli o là dove non batte il sole cambia poco. Questa, però, merita di essere raccontata. Chi scrive, come alcuni suoi colleghi di vecchio stampo, ha alle spalle oltre 30 anni di giornalismo di provincia, il peggio che c'è per certi versi, anche il più alienante, ma se preso in un centro modo, anche il più gratificante. Nelle grandi metropoli, infatti, sei solamente un numero e, per di più, dipendi dai politici che decidono del tuo futuro. In provincia, puoi, realmente, incidere sulla realtà o, quantomeno, provare a crederci. Dovete sapere che, un tempo, le notizie di cronaca nera, ma tutte in genere, se le volevi, dovevi essere in grado di recuperarle, mostrando anche una certa faccia come il culo e la capacità di saper tessere una ragnatela di rapporti umani che, poi, era il succo di questa professione. Con l'avvento della tecnologia e del politicamente corretto, ogni ufficio di ogni ente, anche il porco, si è dotato di un ufficio stampa che fionda veline a raffica su tutto e anche di più. Spesso, però, evitando, come è facilmente comprensibile, di far sapere quello che sarebbe interessante conoscere. Noi che abbiamo seguito per decenni la cronaca nera sappiamo quanto era ed è ancora importante avere la fiducia di coloro che stanno dall'altra parte e che, appunto, solo su questa base sono disponibili a dare qualche informazione in pèiù che non sia quella solita e, a volte, preconfezionata buona per tutti e per tutte le occasioni. Tutto questo per dire quello che è accaduto questa mattina sulla chat che la questura - come i carabinieri e come altri uffici, hanno con noi giornalisti. Ora, infatti, per apprendere le notizie non c'è più nemmeno bisogno di alzare le chiappe dalla sedia e uscire dalla redazione. Arrivano direttamente sulla chat inviateci da un apposito dirigente della questura o del comando provinciale o di chissà quale altro ufficio denominato ad hoc.

Prendiamo, ad esempio, la chat della questura di Lucca: ci sono inseriti tutti, dai giornalisti di tutte le testate e le Tv, non solo locali, agli amministratori del gruppo che, ovviamente, sono solamente i dirigenti della questura di via Cavour che sovrintende a tutta la provincia di Lucca. E' già accaduto e accade sempre più spesso, che vengano diffuse solamente le notizie che interessano, in particolare, al questore e alla polizia far sapere. Arresti, denunce, eventi, premiazioni, commemorazioni, tutto senza nomi e cognomi nei casi di arresti e denunce sempre trincerandosi dietro: il procuratore non vuole e in questo caso il procuratore è un caro e vecchio amico, il dottor Domenico Manzione, che a nostro avviso, se lo conosciamo bene, di queste cose nemmeno si occupa.

Comunque sia stiamo al gioco perché, in fondo, ci fa comodo. Così, questa mattina, a Ponte del Giglio, i soliti noti pardon, ignoti, hanno fatto saltare il postamat. In genere intervengono i carabinieri che hanno un controllo più ampio del territorio per via delle stazioni, ma in questo caso, ci hanno detto che è intervenuta la polizia. Non vedendo scritto alcunché sulla chat di quest'ultima, ci siamo permessi di scrivere due righe domandando come mai nessuno ci ha fatto sapere qualcosa e, in particolare, come mai fanno sapere solamente le cose che vogliono loro. Poiché siamo anche dei grandissimi rompicoglioni, non vedendo risposta, abbiamo aggiunto tutta una serie di considerazioni chiamando in causa anche il questore e gli uffici competenti. 

Ebbene, per tutta risposta, alla faccia della democrazia e dei rispetto della professionalità di chi scrive e di tutti gli altri colleghi, l'amministratore del gruppo del quale evitiamo di fare il nome e anche il cognome, ha oscurato la possibilità di inviare messaggi da parte degli iscritti alla chat se non, appunto, chi la gestisce. Alla faccia della democrazia.

Certo, in un paese arabo o anche nella Russia di Putin, ma, forse, anche nell'Ucraina di Zelenski così come nella Cina rossa vermiglia o nella Corea del pazzo dai capelli inconcepibili, noi avremmo fatto, se non la fine del povero Jamal Khashoggi - e voi andate anche a seguire le final four di Coppa Italia in Arabia Saudita o i prossimi mondiali - qualcosa di analogo.

Per fortuna siamo in Italia e, almeno fino a prova contraria, la libertà di stampa è ancora concessa. Ci dispiace solamente che ancora una volta, così come accadde qualche anno fa con il colonnello dell'Arma Arcidiacono che non aveva capito nulla di quello che avevamo scritto e che a Lucca ha fatto più danni della grandine, le forze dell'ordine non riescano ad avere con l'informazione un rapporto estremamente sincero e scevro da ogni, chiamiamola così eufemisticamente, prudenza.

Noi ricordiamo, a Lucca, dirigenti della questura con cui avevamo un rapporto stupendo, da Virgilio Russo a Leonardo Leone, da Angelo Croci ad Alessandro Giuliano, da Claudio Arpaia a Stefano Filucchi e a tantissimi altri. Oggi ed è una tristezza ammetterlo, le cose sono cambiate. In peggio.

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