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Scritto da fabrizio perotti
Cronaca
01 Aprile 2024

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A pochi giorni dalla riapertura dello storico caffè Di Simo, che avverrà sabato 6 aprile, abbiamo incontrato il professor Umberto Sereni, nato nel 1948 a Barga, di cui è stato primo cittadino, ordinario di Storia contemporanea presso l'Università di Udine e che vive a Lucca da oltre 40 anni. Nel 2021 il professor Sereni, in occasione dei 100 anni dalla morte di Alfredo Caselli, titolare dell’caffè Di Simo nei primi anni del Novecento e grande figura del nostro passato, ha pubblicato il libro dal titolo ”Per il Centenario di Alfredo Caselli”. Nell’imminenza di questa riapertura lo abbiamo incontrato nella Piazzetta del libro, in Via Beccheria di fronte alla pasticceria Pinelli, luogo che il professore definisce simpaticamente “il suo ufficio” e gli abbiamo rivolto alcune domande in vista di questo giorno molto atteso.

Che significato e che importanza ha, dopo tanti anni, la riapertura del caffè Di Simo?

“Il caffè Caselli, così com’è storicamente configurato – ci dice Sereni – è un bene culturale di prima eccellenza della nostra città, un luogo simbolico che va tutelato e che, come tale, avrebbe dovuto impegnare le istituzioni ed i cittadini ad una completa azione di recupero e di valorizzazione. Adesso ci siamo arrivati e, la mattina del 6 aprile, con tanto di bande e musica, festeggeremo il recupero del caffè Di Simo”. Dobbiamo ricordare che l’accordo tra l’amministrazione e la nuova proprietà prevede la riapertura solo nel corso dei fine settima per iniziative culturali, senza alcuna attività commerciale, con la particolarità che nelle giornate della domenica la ditta Bonito, su propria iniziativa, offrirà a tutti i visitatori un caffè denominato “Puccini”, prodotto appositamente per questo speciale appuntamento. Un atto di sensibilità questo, che qualifica i proprietari della ditta Bonito per l’attenzione e la volontà di valorizzazione della città. Alfredo Caselli, tra le altre cose, era anch’egli produttore di caffè, grazie alla sua torrefazione, e questo era molto apprezzato dal grande maestro.

Che ruolo ha avuto, nei primi anni del Novecento, il caffè Caselli?

“E’ stato il luogo della cultura e dell’arte italiana – ci dice il professore. Se pensiamo che in quelle sale sono passati, contemporaneamente, personaggi come Giacomo Puccini, Giovanni Pascoli, Libero Andreotti, considerato uno dei maggiori scultori dell’Italia del Novecento e un pittore come Plinio Novellini, possiamo tranquillamente affermare che Lucca non ha mai avuto un così elevato livello artistico e culturale e, in quegli anni, ha brillato nel firmamento nazionale”.

Ma qual è il motivo per cui sono passati così tanti anni (12 n.d.r) prima della riapertura di un luogo simbolo della nostra città?

“Tante difficoltà, anche reali – ci dice – tra cui le ultime gestioni commerciali a dir poco disastrose, per cui la proprietà aveva assunto un atteggiamento di diffidenza nel mettersi di nuovo in gioco. Personalmente la mia idea era quella di rendere il caffè Di Simo una sorta di museo di nuova generazione, un luogo di incontri culturali; su questa linea si è sviluppata un’intesa tra l’amministrazione comunale, in particolare con l’assessore Mia Pisano, e la proprietà che ha accettato questa soluzione. Mi sono battuto per tantissimi anni prima che si giungesse a questa intesa, cosa impossibile con la precedente amministrazione che mi ha trattato con sufficienza e che non ha mai preso in considerazione il valore ed il ruolo del Di Simo, considerato una cosa fastidiosa ed un progetto a cui non si sono mai realmente dedicati. Tutto questo nonostante avessi con loro un affinità di idee e lo stesso orizzonte politico”.

Prossimamente uscirà un nuovo libro, accresciuto e rinnovato, in cui la figura di Caselli sarà maggiormente tratteggiata, di che cosa si tratta?

“Uscirà nella collana “La memoria e la città”, sarà un approfondimento sulla figura di Caselli ma voglio sottolineare che il libro sarà dedicato a due figure che voglio assolutamente ricordare, lo scrittore Marco Pasega e l’avvocato Piero Del Frate, che sarebbero sicuramente stati con noi a festeggiare la riapertura del caffè Di Simo. Questi due grandissimi personaggi sono stati lucchesi con grandissime qualità ma affogati nella mediocrità della città che li circondava, una realtà chiusa ai nuovi orizzonti”.

Da dove nasce questa sua grande passione per la persona di Alfredo Caselli e per la sua storica attività?

“Alfredo Caselli muore nel 1921 e la sua figura scompare dalla vita di Lucca – aggiunge Sereni – finché, intorno agli anni 50, il professor Felice Del Beccaro lo recupera sia alla cultura che alla memoria italiana. Del Beccaro, lucchese, insegnava letteratura italiana alla Sorbona di Parigi e curò la pubblicazione delle lettere di Pascoli a Caselli, pubblicate per prime dalla casa editrice Le Monnier e che, successivamente, furono oggetto di una edizione straordinaria della Mondadori. Essendo nato e cresciuto a Barga ed avendo vissuto in un’atmosfera pascoliana, fui catturato dal fascino di Caselli, grazie ai rapporti epistolari intercorsi tra quest’ultimo ed il grande poeta”. Il Professor Sereni, che ringraziamo per la sua grande disponibilità, ha insegnato per 25 anni storia contemporanea all’università di Udine ed il centro dei suoi studi e delle sue attenzioni è sempre stato il Novecento, scrivendo sulla Prima guerra mondiale, sulle lotte politiche e sociali dell’inizio del XX secolo e tutte le connessioni culturali ed artistiche dell’epoca, con particolare attenzione al movimento futurista ed ai grandi artisti come D’Annunzio, Puccini, Pascoli e, in generale, a tutto quel mondo di spiriti inquieti che hanno caratterizzato l’Italia in quegli anni. Prima di salutarci, però, il professore ci tiene a sottolineare l’importanza del 6 aprile “Prendiamo il 6 aprile come un giorno fausto, propizio, una svolta nella vita di Lucca, rispetto ad una tendenza lunga ed annosa di sconfitte, arretramenti e lamenti. Facciamo festa per un luogo recuperato e valorizzato, nel giorno in cui si alza la bandiera di Lucca, da tenere alta per il bene di tutti”.

Fabrizio Perotti

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